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· Redazione IT4LIA

UNI 11621-8: l'Italia definisce dodici profili professionali per l'intelligenza artificiale

La norma è in vigore dal 30 aprile 2026 e completa la serie UNI 11621 sulle professioni ICT non regolamentate. È volontaria e non è una norma armonizzata ai fini dell'AI Act.

Dal 30 aprile 2026 è in vigore la UNI 11621-8, ottava parte della serie dedicata alle attività professionali non regolamentate nell’ICT. Il titolo completo è «Attività professionali non regolamentate — Profili di ruolo professionale per l’ICT — Parte 8: Profili di ruolo professionale relativi all’Intelligenza Artificiale (IA)».

La norma è stata elaborata nell’ambito della commissione tecnica UNI competente, con i lavori condotti presso UNINFO, l’ente federato che segue la normazione delle tecnologie informatiche.

Che cosa contiene

La norma descrive dodici profili di ruolo professionale legati all’intelligenza artificiale. Fra questi figurano il responsabile aziendale per l’intelligenza artificiale, il consulente, il product manager, il prompt engineer, gli ingegneri specializzati in algoritmi, apprendimento profondo, dati, apprendimento automatico ed elaborazione del linguaggio naturale, il data scientist, lo specialista di sicurezza e il ricercatore.

Per ciascun profilo la norma descrive missione, risultati attesi, compiti principali, competenze e livelli, secondo lo schema già adottato dalle altre parti della serie.

Il posto nella serie UNI 11621

La serie copre le professioni ICT non regolamentate con una struttura modulare. Le parti 1, 2, 3 e 6 risalgono al 2021, la parte 5 al 2022, le parti 4 e 7 al 2024. La parte 8 completa il quadro con i ruoli emersi dall’adozione dell’intelligenza artificiale nelle organizzazioni.

Le edizioni precedenti del 2016 e del 2017, insieme alla parte 4 del 2022, risultano ritirate e sostituite dalle versioni successive.

Perché non è una norma armonizzata

Il punto merita chiarezza, perché la sovrapposizione fra normazione nazionale e regolamento europeo genera equivoci ricorrenti.

La UNI 11621-8 è una norma nazionale volontaria. Descrive profili professionali e serve a organizzazioni, enti di certificazione delle persone e sistemi di formazione. Non produce presunzione di conformità rispetto ai requisiti dell’AI Act.

Le norme armonizzate ai fini del regolamento (UE) 2024/1689 sono quelle adottate su richiesta della Commissione dagli enti di normazione europei e citate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Al momento nessuna norma armonizzata a supporto dell’AI Act risulta citata in Gazzetta ufficiale. Il progetto più avanzato è la prEN 18286 sul sistema di gestione della qualità richiesto dall’articolo 17, sottoposta a inchiesta pubblica dal 30 ottobre 2025.

Il collegamento con l’articolo 4 dell’AI Act

Un profilo professionale definito non equivale a un adempimento normativo, ma i due piani si incontrano su un punto preciso.

L’articolo 4 del regolamento impone a fornitori e deployer di adottare misure per garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione in materia di IA del personale e di chiunque si occupi del funzionamento dei sistemi per loro conto. La disposizione è applicabile dal 2 febbraio 2025 e non prescrive né una certificazione né un programma formativo determinato.

La norma tecnica offre a chi deve costruire quelle misure un vocabolario condiviso su ruoli e competenze. È uno strumento organizzativo, non un titolo di conformità.

Che cosa resta da verificare

Alcune ricostruzioni di stampa attribuiscono alla norma un coordinamento diretto da parte dell’amministrazione centrale e un primato europeo. Sui siti di UNI e UNINFO questi elementi non trovano riscontro, quindi restano fuori dal tracker.

Chi cerca informazioni sui percorsi professionali collegati a questi profili trova il riferimento associativo su aipia.it. Le definizioni normative dei termini ricorrenti sono nel glossario.

Chi usa una norma sui profili professionali

Le norme sui profili di ruolo non si rivolgono ai singoli professionisti in quanto tali, ma ai sistemi che intorno a quei ruoli si organizzano.

Le organizzazioni le usano per descrivere posizioni, definire percorsi di crescita e costruire piani formativi coerenti. Gli enti che certificano le competenze delle persone le usano come riferimento per gli schemi di certificazione, secondo il meccanismo previsto dalla legge 4 del 2013 sulle professioni non organizzate in ordini o collegi. Chi progetta formazione le usa per allineare i contenuti a un vocabolario condiviso.

Il valore della norma sta nel linguaggio comune. Senza un riferimento condiviso, la stessa denominazione indica mansioni diverse in organizzazioni diverse, e il confronto fra percorsi formativi diventa impraticabile.

Il rapporto con le altre parti della serie

La parte 8 non sostituisce le precedenti. I ruoli legati all’intelligenza artificiale convivono con quelli generali dell’ICT già descritti dalle parti da 1 a 7, e in molte organizzazioni le competenze si sovrappongono.

Fonti

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